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Presentazione olio di oliva negli esercizi di somministrazione



etichettatura olio nei ristoranti

Presentazione dell’olio di oliva negli esercizi di somministrazione

Il secondo comma dell’art. 7 stabilisce che gli oli di oliva vergini proposti in confezioni nei pubblici esercizi, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono possedere idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata, ovvero devono essere etichettati in modo da indicare almeno l’origine del prodotto ed il lotto di produzione a cui appartiene.

Vengono abrogati, di conseguenza, all’art. 4 del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, i commi 4-quater e 4-quinquies.
Questi prevedevano, rispettivamente, che, “al fine di prevenire le frodi nel commercio dell’olio di oliva ed assicurare una migliore informazione ai consumatori, è fatto divieto ai pubblici esercizi di proporre al consumo, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, olio di oliva in contenitori non etichettati conformemente alla normativa vigente” e che “in caso di violazione delle disposizioni di cui al comma 4-quater, si applica a carico degli esercenti la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.000 a euro 3.000”.

Dal tenore del nuovo testo di legge sembrerebbe evincersi che gli oli di oliva vergini (ma solo questi, e non l’olio di oliva purchessia) proposti ai consumatori nei pubblici esercizi debbano essere confezionati, alternativamente:
in contenitore dotato di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata; ovvero
in contenitore etichettato in modo da indicare almeno l’origine del prodotto ed il lotto di produzione a cui appartiene.

Nel primo caso, si tratterebbe di proporre ai clienti sui tavoli degli esercizi di somministrazione l’olio di oliva vergine nel suo contenitore originale, come prodotto dallo stabilimento di produzione o di confezionamento, senza possibilità di “rabbocco” da parte del titolare dell’esercizio (ovviamente detto prodotto dovrebbe poi riportare l’etichetta prevista dalla legge).
Nella seconda ipotesi, invece, il contenitore (ad esempio la classica “oliera”) dovrebbe riportare un’etichetta che indichi almeno l’origine del prodotto ed il lotto di produzione. In questo caso si rimetterebbe alla responsabilità del titolare dell’esercizio la fedele indicazione della provenienza dell’olio contenuto in un’oliera da un certo produttore e lo stretto collegamento con un determinato lotto avente scadenza certa.

La soppressione del comma 4-quinquies dell’art. 4 del DL n. 2/2006 e la mancata previsione di sanzioni per quanto ora previsto dall’art. 7, comma 2, della legge n. 9 comporta in ogni caso che per la violazione di quanto prescritto non possa irrogarsi una sanzione.

Al fine di avere certezza che l’interpretazione delle norme in oggetto da noi prospettata corrisponda alle reali intenzioni del legislatore, proporremo alle Autorità competenti un apposito quesito, riferendoVi poi l’auspicata risposta.

Fonte Confesercenti

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