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Sentenza m. 19632 2009 sugli studi di settore applicati ad un panificio



immagineUna contabilità regolare fa dormire sonni tranquilli. Anche se poi i redditi dichiarati si discostano dai parametri degli studi di settore. Ne è certa la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 19632 del 2009, ha dichiarato illegittimo l’accertamento induttivo del fisco basato solo sulla percentuale di ricarico risultante dallo studio di settore.
Il caso nasce dalla dichiarazione dei redditi di un contribuente. Dichiarazione contestata dal fisco secondo il quale la percentuale di ricarico da lui applicata era più bassa da quella prevista dai parametri degli studi di settore.
Da qui la rettifica dei ricavi dichiarati e l’aumento, quindi, dell’utile netto.
Una decisione che per i giudici di Cassazione è da ritenersi sbagliata. «In tema di imposte sui redditi di impresa minore», si legge nella sentenza,  «perché sia legittima l’adozione, da parte dell’ufficio tributario, ai fini dell’accertamento di maggior redditi di impresa, del criterio induttivo di cui al dpr n. 600 del 1973, non basta il solo rilievo dell’applicazione da parte del contribuente di una percentuale di ricarico diversa da quella risultante da uno studio di settore ma occorre che risulti qualche elemento ulteriore incidente sull’attendibilità complessiva della dichiarazione».

In pratica, oltre a con siderare i parametri de gli studi, l’amministra zione finanziaria avrebbe dovuto legittimare proprio accertamento induttivo, e di conseguenza le sue maggiori pretese tributarie, con altri elementi. Cosa che, a causa della regolarità della contabilità del contribuente, non è stata invece in grado di fare.

Fonte Artebianca

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